Muore 16enne al Mayer per una cura sbagliata
Inserito da admin • Mag 15th, 2008 • Categoria: Notizie«Aveva perso conoscenza, abbiamo telefonato alla dottoressa e ci ha suggerito di massaggiarle la pancia». È domenica, e Maria Clara Palomba, la 16enne diabetica che dal primo di maggio ha interrotto l’insulina, sta già male. Prima è sbiancata, poi ha perso conoscenza. I genitori chiamano la ’scienziata’ che le ha prescritto la nuova terapia ed ottengono ampie rassicurazioni: «È tutto normale, sono gli effetti della terapia». La ragazzina ha la glicemia alle stelle, papà e mamma suggeriscono di iniettarle l’insulina ma dall’altra parte del filo ottengono una risposta secca: «Categoricamente no, rallenta l’effetto della cura».
Ma con il passare delle ore, la situazione diventa sempre più drammatica. Maria Clara non si riprende, il padre le pratica addirittura la respirazione bocca a bocca. Alle sei del pomeriggio di lunedì giunge l’ambulanza, la 16enne arriva al Meyer. È già in arresto cardiaco.
«Coma diabetico iperglicemico», dicono i medici. Praticamente morta, anche se la notizia del decesso raggiunge i parenti alle 20.15 di martedì. Il racconto delle ultime, drammatiche, ore di vita di Maria Clara lo hanno fatto i genitori alla polizia. Prima alle volanti, giunte al Meyer dopo la morte dell’adolescente, poi alla squadra mobile. C’è un fascicolo aperto in Procura, il pm Alessandro Crini vuole verificare le posizioni di ogni protagonista di questa drammatica vicenda. Il calvario di Maria Clara comincia lo scorso luglio, quando, dopo un breve ricovero al Meyer, le viene diagnosticato un diabete di tipo I. Per curarlo servono punture di insulina.
Ma la famiglia cerca un’alternativa a una cura ritenuta troppo pesante e dolorosa. Viene prima visitata da un altro medico, poi indirizzata da Maya Randolph, un’americana che riceve a Udine, tariffa cinquanta euro all’ora. La famiglia parte con un camper, a dicembre, e sta via due giorni. La specialista, raccontano i genitori, asserisce che «il diabete è un’infezione del pancreas dal quale si può guarire» e suggerisce di interrompere l’insulina «perchè avvelena l’organismo e abbassa la glicemia, che invece deve essere alta per combattere i batteri».
L’americana prescrive vitamine C ed E e preparati galenici. Via email, dicono ancora i genitori, arriva la cura. Il primo maggio la ragazza comincia: niente più insulina. Dopo tre giorni Maria Clara accusa i primi malesseri, peggiora di giorno in giorno. Le telefonate s’intensificano. «State tranquilli, non c’è pericolo. È una reazione normale».
Studiava al liceo di Poggio Imperiale
«Dolcissima, brava e coscienziosa». Sedici anni, quasi diciassette. La scuola, gli amici. Un’adolescenza come tutte le altre a parte il diabete, che la costringeva a controlli serrati ed iniezioni di insulina. Maria Clara Palomba aveva frequentato la scuola steineriana (quella dei figli di Veronica Lario, compagna di Silvio Berlusconi) e adesso era iscritta al liceo classico europeo del Poggio Imperiale.
Ieri pomeriggio alcuni compagni di classe hanno fatto visita ai genitori, prima che papà Dario, fotografo, e mamma Elisabetta, amministratrice dell’Istituto Agronomico d’Oltremare (la famiglia vive all’interno dello stesso complesso, in via Cocchi) uscissero, protetti da alcuni amici, per recarsi in questura. Alcuni di loro sapevano del diabete di Maria Clara. Nessuno poteva immaginare una simile tragedia. «Una morte assurda», si lascia sfuggire una sua compagna. Gli altri no, preferiscono non parlare. Sono scossi. Alcuni di loro sono fuori dal cancello ad aspettare i genitori quando vedono arrivare una professoressa. Lei si avvicina, li saluta e li accarezza uno per uno.
Avevano saputo della loro compagna ricoverata al Meyer, di una situazione che sembrava non lasciare molte speranze.
La scienziata che studia Steiner è accusata di omicidio volontario
Marjorie Randolph, 66 anni, vive ed esercita a Milano ed Udine. Ma non avrebbe abilitazione. L’antroposofasidifende:
«Non prescrivo farmaci, ho dato soltanto dei consigli».
Sulla porta dell’abitazione-studio nessuna targhetta che possa far pensare ad un medico, ma alcune figurine sbiadite che richiamano a filosofie lontane. Non apre ai giornalisti, Marjorie Randolph, 66 anni, la scienziata che ha prescritto al cura alla giovane diabetica. I vicini dicono che ultimamente è dimagrita, ma non ha perso la passione per il pianoforte. Adesso però non suona. si difende, scaricando la colpa sull’ospedale.
«Io non prescrivo farmaci, non vendo vitamine - ha riferito telefonicamente -. Faccio ricerche per i medici. Proprio due medici hanno detto a questa famiglia di contattarmi. Io posso suggerire ai medici due terapie a base di vitamine: una più pesante per chi non vuole lasciare l’insulina, una più leggere per chi invece la vuole abbandonare».
Lo avrà detto anche alla polizia, che le ha messo sotto sopra due appartamenti: uno a Milano, l’altro ad Udine, dove, lo scorso dicembre, ha visitato Maria Clara Palomba.
La procura di Firenze le contesta un’accusa pesantissima: omicidio volontario e esercizio abusivo della professione medica. Secondo il sostituto procuratore, Alessandro Crini, l’insulina per un diabetico è un farmaco salvavita. Togliendolo alla paziente si configurerebbe quello che, nel linguaggio dei codici, si definisce ‘dolo eventuale’. Poi c’è l’esercizio abusivo della professione: la Randolph non risulta iscritta, in Italia, all’ordine dei medici, anche se questo non esclude una sua eventuale laurea in medicina.
La sua iscrizione sul registro degli indagati è anche un passaggio formale. Domani, infatti, ci sarà l’autopsia sul corpo della vittima, affidata al professor Aurelio Bonelli, affiancato da un diabetologo. La difesa dell’omeopata sarà presente invece con un proprio consulente. L’indagine è comunque al momento nella sua fase iniziale.
I Palomba sono arrivati alla studiosa, appartenente alla corrente di pensiero del filosofo austriaco Rudolf Steiner, attraverso un medico bolognese specializzato in medicina alternativa. La donna, che si divide tra Udine e Milano, si definisce un’antroposofa. L’antroposofia è una dottrina teosofica, fondata da Steiner (1861-1925), che riconosce all’uomo la capacità di elevarsi alla conoscenza dell’invisibile e di compiere la sua necessaria funzione nell’universo.
Steiner ha anche applicato i suoi principi alla medicina. Uno degli epigoni di Steiner è stato Stone Randolph, padre della terapia polare e autore tra gli altri di ‘Terapia e pratica del massaggio bipolare’. Nel palazzo la conoscono, la descrivono gentile, ostinata e misteriosa. «La vedo molto poco, ma ogni volta che la incontro mi bacia - dice una sua vicina - ha tutte le gambe rovinate, e si cura coprendole con il cellophane. Anche il dottore le ha detto di togliere quelle fasciature, ma lei si è sempre rifiutata.
Una volta è venuta qui anche una ambulanza, ma lei non ha voluto seguire i medici del Pronto Soccorso e si è messa a piangere».
I medici disperati: perchè ha interrotto?
«Ha avuto un arresto cardiaco in casa. Sull’ambulanza del 118 è stata intubata ma quando è arrivata al nostro pronto soccorso era in coma causato dalla sospensione della terapia insulinica. Le sue condizioni erano gravissime». Il direttore generale dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, Paolo Morello, ha raccontato i drammatici momenti del ricovero, lunedì pomeriggio, della sedicenne fiorentina, affetta da diabete mellito di tipo I, morta martedì al Meyer dopo che le era stata sospesa la terapia insulinica su indicazione di una sedicente professionista, con studio a Milano e Udine, alla quale si erano rivolti i genitori della ragazza. Morello ha rivelato che, prima del decesso, quando il quadro clinico era già disperato, era stato ipotizzato l’espianto delle cornee. «Ha - ha spiegato il direttore generale del Meyer - i genitori non hanno deciso in questo senso. Sarebbe stato possibile utilizzare solo le cornee data la situazione di grave deperimento degli organi vitali a seguito della sospensione della cura». «I genitori - ha spiegato Morello - ci hanno avvisato telefonicamente mentre la ragazza stava arrivando in ambulanza e ci hanno solo spiegato di aver sostituito l’insulina, su indicazione di una persona alla quale si erano rivolti, con vitamina C ed E a dosaggio altissimo».
La terapia insulinica era stata interrotta l’1 maggio. Il coma è sopraggiunto in meno di due settimane. «Dipende - ha spiegato Morello - molto anche dalla dieta: più è ipercalorica più cresce la glicemia». Ma la più provata da questa terribile vicenda è la dottoressa Sonia Toni, responsabile del centro diabetico del pediatrico. «Finchè ha seguito la terapia c’era una situazione metabolica ottimale», dice sconsolata. «Non avevamo sentore che interrompessesero la cura», ha aggiunto il medico. Ma l’otto maggio, alla visita di controllo, la 16enne non si è presentata.
«Non era una cura omeopatica», la difesa dei medici ‘alternativi’
Il monito: «L’insulina non è sostituibile con nessun altro medicinale o integratore ‘naturale’». Tutti contro la ’scienziata’ americana: «Ci sono tanti ciarlatani e lestofanti in giro».
La medicina si interroga sulla tragedia. Cerca di capire perché una ragazzina di appena 16 anni, diabetica, è morta a causa di una cura ‘alternativa’, che sostituiva l’insulina con le semplici vitamine. Il mondo dell’omeopatia isola questa presunta dottoressa con studio a Udine, Marjorie Randolph.
«La curatrice che ha cambiato la terapia non è iscritta all’Ordine dei medici di Udine - precisa subito il presidente dell’ordine provinciale friulano, Luigi Conte - Bisogna sempre verificare che l’omeopata sia un medico, iscritto all’ordine », precisa. E non esita a definire il comportamento della donna «delinquenziale». Ma di questo si occuperà la magistratura.
«Lestofanti», «ciarlatani», il presidente dell’ordine dei medici di Firenze, Antonio Panti, non usa mezzi termini: «I genitori possono in qualche modo avere anche delle responsabilità , ma in giro ci sono tanti personaggi truffaldini, che nulla hanno a che vedere con la vera medicina alternativa.
Un’omeopata non avrebbe mai prescritto la sospensione dell’insulina». Se si trattasse di un medico, la pena sarebbe certa: «La radiazione - spiega Panti - siamo in presenza di una palese violazione del codice deontologico laddove si dice che nessuno può sottrarre un paziente a cure di cui è provata l’efficacia e la fondatezza scientifica».
La società italiana medicina omeopatica prende le distanze. Quella non era una cura omeopatica e spiega il perché: «Dei pazienti diabetici insulino- dipendenti i medici omeopati affiancano la terapia omeopatica alla terapia insulinica, che è ovviamente indispensabile per il paziente». La Rete toscana di medicina integrata, organismo che coordina i servizi pubblici di medicina complementare, condanna la scelta terapeutica «che, se confermata, giudichiamo inaccettabile e totalmente ingiustificata perché al di fuori dei più elementari criteri di sicurezza e scientificità : la terapia insulinica non è sostituibile con nessun altro medicinale complementare o integratore ‘naturale’».
Tanto più se, «per quanto ci è dato sapere al momento, la terapia sarebbe stata prescritta da persona, non laureata in medicina e chirurgia, pertanto non abilitata alla professione medica». E rilanciano: «Questo gravissimo episodio comunque pone con forza, una volta di più, la necessità di approvare al più presto una normativa nazionale che definisca i criteri di formazione dei medici che operano nel campo delle medicine complementari».
Il Settore infatti, è regolamentato in Toscana da una legge regionale, la 9/2007 che definisce gli standard formativi dei professionisti e garantisce l’utenza rispetto a chi si autodefinisce «medico alternativo». C’è poi chi precisa, a scanso di equivoci, che «in questa vicenda non c’è stato un errore di malasanità ». Valdo Flori, rappresentante pediatri della provincia di Firenze non rileva alcuna carenza dal punto di vista assistenziale. «Sotto accusa non c’è l’omeopatia», precisa poi Fabio Roggiolani (Verdi), presidente della commissione regionale della sanità , ma non fa sconti ai presunti colpevoli: «Il fatto è gravissimo e mi auguro che si arrivi all’arresto del responsabile della sospensione della terapia e di chi ha indirizzato a questa persona i genitori».
Fonte: Quotidiano Il Firenze del 15 Maggio 2008









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