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La ripresa fiorentina ha il fiato corto

Inserito da admin • Mar 10th, 2011 • Categoria: Lavoro


Industria manifatturiera

Decelerazione della produzione che pur rimanendo su un sentiero positivo non rispetta le attese

La produzione industria locale in questo quarto trimestre rimane positiva con un +3,4% valore che non rispecchia pienamente le aspettative maturate nel precedente trimestre, risultando in lieve decelerazione rispetto a quest’ultimo (+5%), archiviando l’anno con un recupero che procede con una certa cautela. Positiva anche la performance del fatturato seppur inferiore alla precedente (+4,7% rispetto a +6,6%); in risalita i prezzi alla produzione (da -0,3% a +0,7%). Il portafoglio ordini mostra un miglioramento della domanda estera (da -1,9% a +5,9%) e un rallentamento di quella interna (da+17,5% a +4,1%), parallelamente ad un aumento della quota di fatturato realizzata all’estero (da 30,3% a 39,5%). Aumenta la capacità produttiva utilizzata (da 72,9% a 76,2%) e torna positiva la variazione sul mercato del lavoro industriale (+0,8%). Le aspettative per il primo trimestre del nuovo anno, pur mantenendo un’intonazione positiva, calano lievemente con un saldo fra ottimisti e pessimisti che scende da 25 p.p a 15,7 p.p

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Ci sono altri indicatori, rilevati dalla presente indagine che testimoniano comunque come l’industria fiorentina stia “risalendo la china”: il grado di utilizzo degli impianti è in aumento (da 72,9% a 76,2%); l’occupazione torna positiva su base tendenziale (da -0,6% a +0,8%) e dal punto di vista congiunturale migliora rispetto al precedente trimestre, andando al raddoppio (da +0,6% a +1,3%); la quota di fatturato estero sale notevolmente tornando al livello medio pre-crisi (da 30,3% a 39,5%).

Considerando i settori di attività economica, su base tendenziale la fase di ripresa andando abbastanza bene, in ragione d’anno, il comparto alimentare (da -3,6% a +7,3%), il tessile abbigliamento (da +1,8% a +7,3%), la meccanica (da +3,1% a +5,4%), legno e mobilio (da +11% a +12,5%) e minerali non metalliferi (da -3,3% a +4,3%). Il sistema pelle si caratterizza per una netta contrazione (da +4,8% a -4,3%), avvertendo il traino negativo della pelletteria (-9,1%) mentre il calzaturiero aumenta la produzione (+6,6%); battuta d’arresto anche per chimica-farmaceutica (da +5,5% a -0,5%), aggregato che risente dell’effetto negativo del comparto chimico (-1,7%); il comparto dei metalli evidenzia un pesante rallentamento (da +18,4% a +0,1%).

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Il saldo dei giudizi tra gli operatori del settore manifatturiero che si aspettano un aumento (28,6%) e i pessimisti che prefigurano un calo (12,9%) della produzione industriale nel primo trimestre 2011 tende a decelerare, passando da 25 p.p. a 15,7 p.p. tende a decelerare, passando da 25 p.p. a 15,7 p.p. Questo offuscamento nelle aspettative, che rimangono sempre positive, è imputabile a quanto avvenuto negli ultimi due mesi del 2010 con riferimento ad una domanda interna che non è ripresa in misura adeguata e ad uno scenario internazionale, che pur in fase di recupero e con una intensità degli scambi crescente, rimane sempre lievemente velato, essendo ancora presenti tensioni in alcuni segmenti dei mercati finanziari parallelamente alle tendenze rialziste dei corsi petroliferi e delle altre materie prime (alimentari in particolare). Previsione per il prossimo trimestre. Riguardo al primo trimestre del 2011 le stime con i dati a disposizione sono “velate” dal deterioramento delle aspettative con una produzione industriale che, in ragione d’anno, dovrebbe decelerare ulteriormente nel primo trimestre 2011, se confrontata con quest’ultimo trimestre del 2010, ed aumenterebbe del +1,9%.

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Commercio al dettaglio

 Nel quarto trimestre si registra un’ulteriore lieve contrazione del volume d’affari delle imprese del commercio al dettaglio, che chiudono infatti l’anno con un arretramento tendenziale del -0,6%, il più basso dal primo trimestre 2008; si tratta, comunque, di una flessione di entità più contenuta se paragonata a quella scontata da Toscana (-1,5%) e Italia (-1,9%). Nonostante questa decelerazione, permane tuttavia un trend involutivo che non ha trovato nel quarto trimestre quella netta inversione di tendenza tanto auspicata.

Di questa situazione i primi a farne le spese sono state le piccole imprese di distribuzione, che difatti nel 2010 chiudono con un -3,1% (media 2010: -3,5%); molto meglio le imprese di medie dimensioni (6/19 addetti) che riducono notevolmente le perdite passando dal dato medio 2009 del -5,9% al -1,5% del 2010; si irrobustisce la grande impresa che chiude l’anno con un +2% che le permette di fermare la media allo 0,9 (dallo 0,2 del 2009).

Nel quarto trimestre chiudono ancora una volta in rosso i settori del comparto non alimentare (abbigliamento e accessori: -1,6%, altri prodotti non alimentari: -1%, prodotti per la casa ed elettrodomestici: -0,2%), mentre l’alimentare chiude con un -0,4%, archiviando così un anno in controtendenza rispetto a Toscana e Italia: difatti qui il settore alimentare riduce i disavanzi (da -1,9 a -1,8 e da -4,4 a -3), mentre in provincia esso aumenta, sia pur lievemente, rispetto al 2009 (da -0,4 a -0,8).

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Negli ultimi tre anni si è assistito a una costante perdita nel settore, sintomo quindi di una crisi non più solo congiunturale, bensì strutturale che investe il modo di stare sul mercato e le forme organizzative del fare commercio; questa crisi, però, ancora non si è tradotta automaticamente in un riposizionamento e ristrutturazione della filiera, se è vero che negli ultimi anni sostanzialmente invariata è rimasta la numerosità complessiva delle imprese del settore (14.500 posizioni, al netto dei venditori ambulanti).

Il grado di fiducia degli operatori commerciali fiorentini per i primi tre mesi dell’anno nuovo appare nel complesso improntato a un cauto ottimismo, dovuto soprattutto agli operatori della grande distribuzione, mentre quelli della piccola e media sono ancora improntati a maggiore cautela. Più promettenti le indicazioni sul lungo periodo, sebbene la percentuale di ottimisti sia inferiore a quella rilevata nello stesso periodo dell’anno scorso.

Tutto questo, comunque, deve tener conto degli scenari disegnati dall’evoluzione dei prezzi alla produzione e all’ingrosso delle materie prime e dalle tensioni inflazionistiche che ne potrebbero scaturire; una nuova risalita dei prezzi, associata a un forte rincaro sui carburanti e sulle principali commodities, seguite da una (sempre più probabile) serie di ritocchi dei tassi di interesse da parte della Bce (gli analisti ne prevedono tre-quattro nel corso del 2011) incideranno di nuovo sugli oneri del servizio del debito, sulla disponibilità dei redditi delle famiglie, sulla loro propensione al consumo e, infine, sui volumi di spesa.

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