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Alda Merini muore a 78 Anni

Inserito da admin • Nov 2nd, 2009 • Categoria: Italia Notizie


Alda MeriniLa sua casa era un limbo di libri, cicche e gomitoli di polvere. Un cantuccio, nella foschia dei Navigli, per gli artisti, altisonanti o squattrinati, che le facevano visita e vibravano davanti alla generosità delle sue parole. Sono i primi orfani di Alda Merini, la poetessa, ‘quella pazza’, come si definiva: da anni il suo nome circolava nella stanza dei bottoni del Nobel mentre viveva con i cinquecento euro che la Bacchelli, il ‘vitalizio per gli artisti’, le passava: è morta ieri a settantantotto anni, uccisa da un tumore osseo all’ospedale San Paolo, dove ha trascorso gli ultimi dieci giorni.
I medici e gli operatori sanitari hanno diffuso la notizia con una nota, i primi a dirsi affranti per il vuoto della sua sensibilità ‘che lascerà in loro un profondo ricordo’, curioso contrappasso per lei che tanto soffrì degli sgarbi dei camici bianchi nei manicomi.

«Sono nata il 21 a primavera», era lo spettacolo che portava in scena nei teatri ultimamente. Eterea declinatrice di versi, spesso al pianoforte, sempre più cagionevole ma mai lamentosa. Poco prima dell’estate, la Merini, era ospite nel salotto tv di Chiambretti, a corteggiare ironicamente il conduttore che le chiedeva di scegliere una delle sue poesie preferite («Io mi confondo a guardarla. Non so: è che lei mi piace»).

Quintessenza di una feroce concretezza, sempre elegante e spettinata. La sua vita ha i tratti di una vicenda epica, di personaggio universale anche per la sua aurea da ‘ultima’. Ha quindici anni quando, scoperta da Giacinto Spagnoletti, pubblica i primi libri di poesia, La presenza di Orfeo. Conobbe i più grandi: da Eugenio Montale a Salvatore Quasimodo, a Pierpaolo Pasolini, ma la sua poesia tracciava originalissime traiettorie anche grazie a uno smisurata materia di vita da cui attinse: «Il manicomio è stato per me il grande poema di amore e di morte», disse in un’intervista.

La sua permanenza ‘nella casa dei matti’ dura vent’anni, con una lunga permanenza anche alla Paolo Pini, di cui è ospite dal ‘61 al ‘72: la racconterà nei versi per tutta una vita e in due libri che dispiegano una prosa di crudezza inusitata: La Terra Santa e L’altra verità. Si sposa con Ettore Carniti, che considera corresponsabile al suo ricovero, mette al mondo quattro figlie che non le saranno mai assegnate («Non so neppure come ho trovato il tempo per farle. Si chiamano Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta. A loro raccomando sempre di non dire che sono figlie della poetessa Alda Merini. Rispondono che io sono la loro mamma e basta»).

Superba è la notte, fu tra le raccolte che la consacrarono fino a essere definita «la più grande poetessa contemporanea». Amava Milano («la lascerei solo per il paradiso») ma Milano non l’ha saputa a amare «non ne è capace». Le mancò il Nobel («Non lo voglio perchè l’Italia non ha saputo apprezzarmi abbastanza») ma i riconoscimenti assegnati alla Merini nella sua lunga carriera di poetessa, furono innumerevoli: dal Librex-Guggenheim Eugenio Montale al Premio Viareggio.

«Sono nata il 21 a primavera», e ieri a Milano l’aria era gelida.

Fonte: Quotidiano Il Milano del 2 Novembre 2009

One Response »

  1. Arrivederci Alda, non temere, arcobaleni discreti coloreranno i tuoi passi, le note di un pianoforte faranno eco al tuo andare…
    Non temere, ci sono gli angeli con te, LORO, non ti hanno mai abbandonato! Quaggiù, c’è poco spazio per le parole, amore, anima, poesia…. Necessitano di un interprete…. E tu, dolce Alda le hai interpretate!
    ‘MAGNIFICAT’

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