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Terremoto in Abruzzo

Inserito da admin • Apr 7th, 2009 • Categoria: Italia Notizie


Giù tutto in una notte. Oltre 150 vittime, i dispersi il doppio: ma quanti sono sotto le macerie lo sapremo oggi, con il bilancio che peggiora di ora in ora, perché a fotografar la morte non ci si riesce mai. Almeno 1.500 i feriti, e 70mila senza casa nell’Abruzzo massacrato da un potente terremoto che alle 3,32 del mattino sveglia persino la Puglia e Roma, 90 chilometri dall’epicentro. Venti secondi di furia della terra, che a contarli quando il mondo è scosso si impazzisce e basta.
L’Aquila è a pezzi, come i paesi montani di Paganica, dove i soccorritori sentono voci sotto le macerie e poi il silenzio, i borghi di Fossa, Onna dove i corpi in strada sono 60 su 400 anime e delle abitazioni nulla resta, o poco più. Il fattodelgiorno Giù tutto in una notte, però non proprio tutto: si accartocciano case vecchie, sì, questo accade sempre. Ma questa volta la scossa principale - 5,8 scala Richter - sembra che scelga gli edifici più moderni, in cemento armato: nel capoluogo sparisce la Casa dello studente costruita appena 10 anni fa. Cede un albergo a L’Aquila, e persino l’ospedale: i pazienti vengono trasferiti e i feriti del sisma vanno portati a Teramo, Pescara, Roma. La nuova edilizia uccide i suoi inquilini più della vecchia e qualcuno dovrà, dovrebbe almeno spiegare perché, anche se non ci saranno colpevoli. Mai.
È l’Italia, questa. L’Abruzzo è in ginocchio. Alla prima scossa seguono le altre: alle 3,37, cinque minuti dopo quella maledetta, la Richter segna 4,3, poi le raffiche che aggiungono terrore al terrore tra le decine di migliaia di persone fuggite in pigiama e costrette a una notte all’addiaccio, in vista di giorni o mesi in tende, roulotte, alberghi. I soccorsi partono immediati. La Protezione civile coordina vigili del fuoco, forestali, forze dell’ordine, soldati e volontari da tutt’Italia: dalle macerie ne salvano 60. Per sorte o per perizia costruttiva, reggono strade, reti di gas, luce, acqua, telefoni.

L’avvisaglia del disastro c’è domenica: alle 22,20 una prima forte scossa spaventa l’Abruzzo. Poi, nella notte, la mazzata. L’Italia dorme e il giornalismo russa: solo Rainews24 e RaiTre vanno in diretta, informano, e bene, su dramma e soccorsi, mentre le altre tv mandano musica e sciocchezze. L’Italia si sveglia sconvolta, Berlusconi e Napolitano avviano le procedure d’emergenza. Consiglio dei ministri, stato di calamità, primi fondi e una richiesta di aiuto all’Unione Europea: da sola, quest’Italia non ce la fa. Non ce la fa più. E mentre dalle macerie della casa dello studente sei giovani vengono estratti vivi a 15 ore dal crollo e una squadra di rugby si carica i vecchi sulle spalle, su L’Aquila e i paesi moribondi cade in serata la pioggia, accompagnata dai boati: non tuoni ma scoppi della terra che trema ancora, ogni tre minuti, aprendo altre ferite nelle mura e negli sguardi, facendo sussultare i cuori e i volti coperti della polvere di case e vite sgretolate.
Addio a tanti bambini, è crollata una casa-famiglia. Una mamma la trovano uccisa con la figlia di due anni tra le braccia: ferita, terrorizzata, eppure viva. Viva come un’Italia che da oggi dovrà essa mostrare amore per i suoi figli. Per rialzarsi.

L’epicentro e la violenza. La scossa più forte, quella delle 3,32 del mattino, ha avuto un’intensità di 5,8 della scala Richter e un impatto distruttivo sulle costruzioni pari all’ottavo, nono grado della scala Mercalli. Le repliche hanno toccato i 4,1 gradi Richter. Epicentro a pochi chilometri da L’Aquila, colpiti soprattutto i piccoli comuni di Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, San Pio, Villa Sant’Angelo, Fossa, Ocre, Onna, San Demetrio ne Vestini e i paesi dell’Altopiano delle Rocche. Le scosse, spiegano i sismologi, sono state particolarmente distruttive perché partite da una profondità di appena 8,8 chilometri: se fossero state anche più violente ma più profonde, l’Abruzzo avrebbe avuto meno danni e vittime. Lo sciame sismico che ha portato al ‘grande evento’ era iniziato in dicembre, con decine di scosse ogni giorno. Da qui le polemiche sul mancato allarme.

Il dolore e la paura dopo la catastrofe. Accarezza il muso del suo cane nero, Claudio. Quasi lo stritola, mentre racconta la sua notte d’orrore, stretto in una coperta di lana nel campo sportivo dove la protezione civile ha allestito la tendopoli per fornire assistenza agli sfollati. È ancora in pigiama a dieci ore da quegli interminabili istanti in cui la terra ha tremato, all’Aquila, seminando morte e distruzione. Non avrebbe mai creduto ‘all’età di 78 anni, di dover vivere anche questa’. ‘Appena ho sentito la scossa sono mi sono trascinato fuori a piedi nudi, inciampando tra i vetri e i calcinacci che si erano formati in terra - racconta - non capivo nulla’.
Santino ha 62 anni e una moglie. L’ha stretta forte a sé, nel letto, quando ha sentito il pavimento vibrare. ‘Ci siamo abbracciati e siamo rimasti immobili - dice con un filo di voce, mentre attende l’assegnazione di un posto per la notte -poi ci siamo messi sotto a un muro portante e abbiamo iniziato a pregare’. Filippo e Silvia, 35 anni, hanno avuto una bimba da poco: nata prematura, la piccola era tenuta sotto osservazione in ospedale. Dopo la prima scossa sono volati a prenderla, l’hanno infilata in macchina ed ora è lì, minuscola e inconsapevole, sul sedile di una station wagon accanto alla tendopoli improvvisata nel cuore di una città distrutta. Poco più in là, accasciata nel grande prato dove si muovono frenetici i volontari della protezione civile e gli uomini della croce rossa, Giulia singhiozza senza smettere. Suo marito le mette accanto un piatto di pasta al sugo ma lei non lo guarda neppure, mentre racconta a occhi bassi la sua odissea: ‘Quando ho sentito le case crollare e visto la nube fumo salire mentre la terra ancora tremava ho pensato, ora muoio. Ora sprofondo’.
Ha mille volti la paura, la disperazione, all’indomani della tragedia che ha colpito l’Aquila. Quello degli universitari scampati al crollo della casa per studenti che ora si stringono nel prato, quello degli anziani sistemati nelle sedie a rotelle fornite dai volontari, coi capelli arruffati e lo sguardo nel vuoto. Il viso delle giovani coppie che si abbracciano. Ma anche quello di Claudia, che ha 6 anni e dalle macerie è riuscita a salvare il suo gatto che ora è lì, in una gabbietta, accanto al camper della croce rossa. ‘Lui l’ho preso via io - dice con un sorriso - subito prima di correre in strada’.

Fonte: Quotidiano Il Firenze del 7 Aprile 2009

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