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Il Fasto e la Ragione-Arte del Settecento - Uffizi

Inserito da admin • Giu 4th, 2009 • Categoria: Eventi


In mostra agli Uffizi centoventi opere tra dipinti, sculture, oggetti e arredi delle grandi decorazioni pubbliche e private per l’esposizione Il Fasto e la Ragione-Arte del Settecento.
Firenze com’era, dopo i Medici. Fino al 30 settembre chi andrà a visitare gli Uffizi potrà godere dell’esposizione Il Fasto e la Ragione - Arte del Settecento a
Firenze
. La mostra curata da Carlo Sisi e Riccardo Spinelli è tesa a definire il profilo della città durante il secolo dei Lumi e dimostrare che, con l’estinguersi della dinastia medicea, Firenze non perse affatto il prestigio di capitale della cultura e delle arti.

Grazie innanzitutto al governo dei Lorena, che conferì alla città il respiro internazionale richiesto dalla politica dell’Illuminismo. Il Fasto e la Ragione si presenta così come la prima panoramica complessiva dei principali eventi artistici del Settecento a Firenze attraverso 120 opere tra dipinti, sculture, oggetti e arredi delle grandi decorazioni pubbliche e private. Sono pezzi dai quali emerge il gusto tardo barocco e neoclassico, e creano un percorso che parte dalle committenze di Cosimo III e del Gran Principe Ferdinando de’ Medici.

Fu proprio l’aristocrazia ad aprire la città ad artisti forestieri come Sebastiano Ricci e Giuseppe Maria Crespi, e favorirono la scultura e le manifatture degli arazzi e delle pietre dure. In questo contesto, le famiglie nobili fiorentine svolsero un ruolo di grande evidenza: i Gerini per la diffusione del vedutismo, i Ginori per la celebre manifattura delle porcellane di Doccia, i Corsini per la loro costante relazione con la Roma pontificia.

Tutti episodi che contribuirono a definire l’immagine di una città vitale, crocevia di molte esperienze e laboratorio di originali produzioni artistiche. Pietro Leopoldo di Lorena inoltre trasferì in Toscana la versione europea del rococò e del neoclassicismo, e lo spirito riformista delle teorie illuministe anche nelle arti figurative. A Firenze si formò così una vera e propria élite di committenti e anche grazie a loro la città divenne tappa obbligata del grand tour.

Gli artisti toscani ne ricevettero vantaggi importanti, tanto più quando il granduca iniziò le sue opere di protettore attivo delle arti: riformò gli statuti dell’Accademia, in cui operavano artisti di notevole livello come Pietro Pedroni, Innocenzo Spinazzi, Francesco Carradori; diede impulso ai cantieri delle residenze granducali, prime fra tutte la reggia di Palazzo Pitti e la villa di Poggio Imperiale; incentivò lo studio dell’antico. In questo clima di fervore civico e culturale giunsero a Firenze tanti artisti francesi come Francois Xavier Fabre, cacciati dalla Roma pontificia dopo l’uccisione del diplomatico Nicolas de Basseville.
Essi portano in città la versione internazionale del neoclassicismo, contribuendo a una riforma nel ritratto, nella veduta, nel quadro di storia alla vigilia dell’insediamento della corte napoleonica.

Fonte: Quotidiano Il Firenze del 4 Giugno 2009

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