Caravaggio e colleghi sulla via di Damasco
By admin • Lug 3rd, 2008 • Category: Arte
A pochi giorni dall’inizio dell’Anno Paolino il critito d’arte spiega come il pittore ‘maudit’ inaugurò con Saulo di Tarso un emblematico paesaggio di civiltà figurativa. «Il leitmotiv della folgorazione è forte anche in Michelangelo che dipinse attorno al 1545 gli affreschi della Cappella Paolina nei Palazzi Pontifici».
«La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono», scriveva San Paolo nella lettera agli Ebrei. (11, 1). Se mettiamo a confronto questo abstract con un altro frammento della lettera ai Colossesi, in cui sempre San Paolo definisce le icone «immagini visibili del Dio invisibile», è facile concludere che il rapporto artefede per l’Apostolo delle genti era molto stretto. Qualche giorno fa nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma Papa Ratzinger celebrava l’apertura dell’anno Paolino nel bimillenario della morte di Saulo di Tarso, meglio noto come Paolo dal giorno in cui, all’incirca attorno al primo secolo dopo Cristo, cadde da cavallo e - dettaglio nient’affatto trascurabile - si convertì al cristianesimo divenendo da persecutore incallito qual era il massimo diffusore del messaggio evangelico.
Sgarbi, la conversione di San Paolo è un evento che ha ‘folgorato’ sulla via di Damasco illustri maestri dell’arte di ogni tempo, come nel dipinto di Caravaggio conservato nella Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo, per esempio.
La Conversione di San Paolo di Caravaggio è il punto di partenza di una vera rivoluzione: quella per cui il mondo è visto non dal punto di vista dell’uomo ma da quello del cavallo da cui Saulo è caduto. Sono presenti nella scena un vecchio e un cavallo che grazie all’intervento divino alza lo zoccolo per non calpestare Saulo, che ha perso il controllo della situazione tra lo stordimento della caduta e la folgorazione della fede.
Un tema forse molto sentito, quello della conversione, da un ‘maudit’ dai costumi dissoluti come Caravaggio…
È senz’altro l’opera caravaggesca che meglio parla, forse quanto nessun’altra, il linguaggio del Manierismo, in quella nuovissima maniera, appunto, di Caravaggio, che fotografa la realtà ed estremizza i contrasti di luce e ombra. Una testimonianza emblematica di passaggio di civiltà , che sottolinea la crisi irreversibile di un linguaggio.
Ovvero?
Ovvero quello d’impianto realistico-naturalistico: diciamo, con una metafora letteraria, che la grammatica nella Conversione di Caravaggio è ancora realistica-naturalistica, ma la sintassi è già manierista. Caravaggio chiude un’epoca e ne apre una nuova.
Si potrebbe definire una rivoluzione copernicana, che è metafora scivolosa nel terreno della fede ma un pò meno in quello dell’arte…
Quella di Caravaggio è un’interpretazione alta anche dal punto di vista religioso, seppure il tema della folgorazione sia forte anche in Michelangelo, che dipinse la Conversione di San Paolo nella Cappella Paolina in Vaticano.
Analogie e differenze tra l’opera di questa figura di primo piano del Rinascimento rispetto al collega Caravaggio?
La Conversione di San Paolo dipinta da Michelangelo è forse la più ampiamente rappresentata fra le vicende bibliche della Cappella Paolina. Qui, come dicevo, il tema caduta-conversione ovvero umiliazione-conversione è reso ancor più efficacemente dal plastico imbizzarrimento del cavallo da cui Paolo viene disarcionato.
Una conversione in più tappe dunque quella di Michelangelo?
La dialettica umiliazione-conversione del peccatore Saulo prima e del redento Paolo poi si esprime in diversi fotogrammi che quasi ripercorrono idealmente la strada che portava a Damasco. Paolo si reca per ottenere l’autorizzazione dalla sinagoga per arrestare i cristiani, è accecato da una luce improvvisa, con la voce di Dio che gli chiede ‘Saul, Saul, perchè mi perseguiti?’.
Altri pittori chesi sono cimentati col fondatore del cristianesimo?
Moretto da Brescia e Parmigianino, ad esempio, ma anche Carpaccio, Bellini…
Andando un pò più a ritroso nel tempo resta sempre inossidabile il San Paolo delle icone raffigurato con la spada, che fa pendant con il San Pietro custode, con le sue chiavi, del regno dei cieli…
Sì, il San Paolo con la barba lunga che ha esperito la conversione e può saggiamente indicare la strada verso quel Paradiso che l’uomo conquista solo se si pente e si converte.
Una caduta da cavallo potrebbe essere provvidenziale in tal senso…
Pentimento e umiliazione come condizioni per il Paradiso sono da sempre i temi forti della Chiesa. Anche se spesso mi chiedo di cosa debba pentirsi il povero disgraziato che non arriva a fine mese…
Vittorio Sgarbi. Si è laureato in filosofia con specializzazione in storia dell’arte all’Università di Bologna. Già Sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e Assessore alla Cultura del Comune di Milano, è il curatore delle più importanti mostre d’arte sul territorio italiano. Ha pubblicato numerosi volumi di storia e critica dell’arte.
Fonte: Quotidiano Il Firenze del 3 Luglio 2008, articolo di Giambernardo Piroddi








